![Un gruppo di immigrati filippini, alla fine degli anni Settanta, in gita a Roma. Fra loro vi sono Yole Cabaroc (la prima donna sulla sinistra), presidente del Napoli Pilipino Women’s Club, associazione costituita nel 1976, e altre ragazze che lavoravano nel capoluogo campano. L’importanza dei momenti di svago trascorsi, durante tempo libero, con le connazionali, rappresentavano per le immigrate un’occasione per allontanarsi dal ruolo rivestito in ambito lavorativo, come si evince dalle parole della stessa Yole che nel corso della sua intervista, ha ribadito “Dal lunedì al sabato siamo domestiche, domenica siamo libere, siamo turiste!” [Intervista a Yole 2000]. foto 1](images/thumbs/migranti02/01.jpg)
In questa sezione ci si soffermerà sulle immagini fotografiche che rinviano ai momenti di svago durante il tempo libero da lavoro. Alcune di esse sono tese a ritrarre immigrati ed immigrate, che dopo una settimana di lavoro, possono elevarsi al ruolo di “turisti” e vivere finalmente, in quanto tali, gli spazi cittadini in cui risiedono, oppure visitare altre località italiane. I paesaggi innevati, inoltre, insoliti nelle Filippine, possono essere ricorrenti fra le foto e le cartoline che un tempo, erano inviate a familiari ed amici in patria, mentre ad oggi sono più facilmente condivise sui social network. I migranti, infatti, sovente, ritraggono ciò che notano o vogliono «ricordare in un mondo diverso» dal proprio [Gentile, Ortoleva 1988].
La pausa lavorativa può, altresì, consentire di dedicarsi ad ulteriori attività degne di essere immortalate dall’obiettivo fotografico, al fine di preservarne il ricordo, come l’apprendimento della lingua italiana o l’organizzazione di eventi festivi ed associativi (questi ultimi saranno trattati, per le loro specificità, nelle sezioni successive).
In tali occasioni la tecnologia può essere di ausilio per fornire un racconto di sé, o dei propri percorsi migratori, da cui si evince il riscatto dalle fatiche e dai sacrifici [Baldi 2017, 2004].
Fra gli immigrati filippini residenti a Napoli nessuno svolge l’attività di fotografo professionale, la cui presenza era, invece, significativa nel caso degli italiani emigrati all’estero [Gentile, Ortoleva 1989]. Le fotografie, piuttosto, anche quando ritraggono momenti particolarmente importanti, sono scattate con apparecchi propri o di amici, il cui possesso, come si evince da alcune immagini di questa sezione, può essere considerato, a sua volta, quale simbolo di uno status acquisito che rinvia al successo dei percorsi migratori.